08 novembre 2008

Piccole soddisfazioni

Dopo vari eventi e cinque trasferte in giro per l'Italia, tre volte sulla griglia di partenza di diverse categorie e campionati con piloti più o meno conosciuti, una marea di foto e un sacco di esperienze divertenti vi chiederete perché anche l'Eicma tra i comuni mortali a caccia di uno stupido autografo? La risposta è semplice e sta nella ricerca di quella apparentemente piccola soddisfazione ma che in realtà ha un significato enorme. Perché se Nannelli se lo filano in pochi e tu gli fai anche la domanda più banale del mondo, ci scappa la battuta, ti fai due risate e te ne vai sicura di non essere stata scontata come gli altri. Perché se è Michel a venirti a salutare e non il contrario c'è qualcosa di strano. Perché Max di sicuro si ricorda di te e tu, ignorando il passato, insisti e vuoi assistere all'intervista per scoprire ancora qualcosa in più. Perché sfottere quel ragazzo che si è appena fatto autografare lo zaino da Neukirchner e poi leggendo Max 76 impreca "ma ca**o non era Bayliss" è una goduria infinita! Perché rischiare il soffocamento in mezzo a un centinaio di persone per Troy Bayliss vale la pena: quando tra poster, diari e foglietti di carta vede la tua foto, ti riconosce, ti cerca tra il pubblico, ti saluta con un deciso "ciao!" e te la restituisce autografata, è fantastico! Perché incrociare per caso la nuova coppia Spies-Sykes in anteprima sull'inizio della stagione e con ben sette mesi di anticipo sulla prossima occasione prevista (ovvero Monza WSBK 2009) è una gran botta di culo! Perché la frase "Ragazze vi sbagliate, Ben Spies non è sponsorizzato da noi... quello è Tom Sykes" resterà nella storia: la responsabile dello stand smentita da cinque appassionate!! Perché Luca Scassa è un pazzo skatenato. Perché se il venerdì dimentichi a casa la foto con Randy sei sicura che il sabato "din-don, ricordiamo ai signori visitatori e agli espositori che Randy De Puniet incontrerà i fan allo stand O34 del padiglione 2" e ci riuscirai. Perché chiedere informazioni a un Bobbiese più disinformato di te è inutile e rispondergli che di Valentino Rossi allo stand della Lambretta non ti interessa molto è una liberazione. Perché Canepa non ti conosce ma ti saluta lo stesso perché sa che sei quella a cui manca una foto con lui per completare la collezione, e poi scusate "Gibernau non correrà per altri dieci anni, prima o poi i mio numero me lo riprendo" merita una standing ovation. Perché scoprire che Xaus non è l'antipatico e scorbutico che ti ha liquidata in due secondi a Monza, bensì un gentile e simpaticamente logorroico personaggio ti fa capire quanto sia duro per un pilota un weekend di gara. Perché vedere Biaggi da lontano, Lanzi e Chili di sfuggita e Rolfo per caso schifo non fa. Perché De Angelis che si atteggia così conferma solo la tua tesi! Perché è infinitamente stancante ma ti rende felice.
Sono sufficienti queste motivazioni?

02 novembre 2008

The end!

Braccia abbassate sul traguardo dell'ultima gara della vita, un brivido e un filo di commozione: grazie Troy per tutte le emozioni che ci hai dato in questi anni!

L'ULTIMO BRIVIDO
Come Rossi anche Bayliss al matchpoint. Ma poi si ritira


Sarà un inverno gelido per la gente della moto. Un inverno senza Troy Bayliss da aspettare. Uno di quegli inverni che pensi non debbano mai arrivare, mentre il tempo invece fa il suo mestiere consumando le persone anche quelle speciali.

Troy Bayliss aspetta di vincere domenica a Vallelunga il suo terzo mondiale, per dire di aver portato al titolo tre Ducati di tre diverse generazioni: nel 2001 la 996, nel 2006 la 999, ora la 1098. E poi per dire basta, basta moto. Troy si abbandonerà alla famiglia di cui è marito e papà, come da promessa fatta più di un anno fa.Ma non è stata la promessa più importante della sua vita a togliere qualcosa alla sua maniera di correre, sempre tutto avanti.

Australiano, 39 anni, un passato da carrozziere, un ingresso tardivo nel mondo delle corse quando la vita l'ha già maturato, quando ha già imparato a distinguere la differenza tra i sacrifici che si fanno e le fortune che ti colgono quando scopri il tuo talento. Non un raffinato, aperto, alla Valentino Rossi, che come lui aspetta una gara ancora per portare a casa un titolo dal significato immenso. No, Bayliss è crudo e selvaggio, nelle sue aperture generose nelle sue isterìe bizzose e violente. Come un pezzo di legno buono, tagliato con il coltellaccio del bush. Eppure ha ottenuto un risultato che è raro sull'appassionato. Bayliss è diventato l'ago e il filo che cuce insieme due lembi di tessuto molto diversi; che non genera antipatia, non genera rivalità astiose perchè dietro alla sfortuna di una gara persa c'è la consapevolezza di un privilegio che è quello di averla corsa.

Penso al 2002, quando ad Imola arrivò ad un punto da Edwards a giocarsi un titolo che perse, ma che salutò con un lancio del casco ai tifosi e buonanotte. Nell'avventura Ducati (ma anche Honda) della MotoGP Bayliss non è mai entrato del tutto. Troppo sottile e raffinata forse, troppo spietata. Ci tornò da ospite dopo il titolo 2006, per metter su a Valencia una gara violenta, sprogrammata e di pancia, come non prima non gli era riuscito mai. Dominata dalla prove e che ora non la si tocchi più, rischiando di rovinarla liscia e cristallina come fu. Disse grazie e tornò via.Via in Superbike a chiedere ai medici, per dire, l'amputazione immediata di un mignolo maciullato (Donington 2007) pur di correre la seconda manche. Che se c'è da correre, come quando c'è da salvare il paese dalla piena, non ti fermerai mica per un dito in meno.Se Bayliss, che è fatto così, dice basta. Non insistete. Purtroppo è basta per davvero. L'inverno è ormai alle porte.

Guido Meda, 17/09/2008 - www.sportmediaset.it