
[...] Purtroppo Craig Jones non ce l'ha fatta. In questo caso non si può parlare di pericolosità del circuito, ma solo di pericolosità insita nelle corse di velocità, in cui le misure di sicurezza attiva e passiva, che già hanno fatto moltissimo a salvaguardia dell'incolumità dei piloti, non potranno comunque mai escludere incidenti come questo. A noi non resta che ricordare quel simpatico ragazzone inglese, sempre gentile e sorridente, che cercava la gloria in pista e che è stato fermato dalla sfortuna quando stava per raggiungerla.
Luigi Rivola su www.motonline.com
Dopo aver assistito in diretta al tragico incidente di Daijiro Kato al via della gara MotoGP di Suzuka nel 2003, ogni qual volta un pilota cade e resta immobile a terra per più di due secondi siamo portati a pensare al peggio. Nella maggior parte dei casi tutto finisce bene con qualche ammaccatura e un po' di convalescenza. I piloti cadono, si rialzano e ci riprovano più carichi di prima anche se non ancora al 100% della forma. Fortunatamente siamo abituati a questo e se pensiamo alla tragedia è solo per scongiurarla. Ma non questa volta... Personalmente ho avuto una bruttissima sensazione fin da subito quando, in una piccola finestra del mio pc, ho visto il corpo del povero Craig Jones rotolare come un fantoccio sull'asfalto dopo un banale highside seguito da uno spaventoso urto con la moto di Pitt. Quanto vorrei aver avuto il presentimento sbagliato!
Non ci sembra giusto che il motociclismo, che così tanto ci appassiona e ci emoziona, sia anche così pericoloso. Negli ultimi anni è stato fatto di tutto per rendere sicuri i tracciati ma quando interviene il destino o la sfortuna, chiamatela come vi pare, nessuna via di fuga della più moderna struttura può risolvere la situazione.
Non conoscevo molto Jones, ma dopo ripetuti podi in sella a una moto tutt'altro che ufficiale, cominciava a rivelarsi interessante da seguire. Ricordo di averlo immortalato quasi involontariamente in qualche
foto con Toseland durante il beach party lo scorso anno a Misano e di averlo disturbato chiedendogli timidamente una
foto a Monza quest'anno mentre chiacchierava con dei colleghi reggendosi un braccio gonfio e dolorante.

Lo ricordo a Misano poco più di un mese fa, scambiarsi complimenti con l'amico Johnny Rea per l'ennesimo podio di entrambi durante la conferenza stampa e salutare con quella simpatia che il suo volto trasmetteva naturalmente. Prima di lasciare il paddock del Santamonica quella domenica sera, è stato forse l'ultimo pilota che mi ha sorriso concludendo in bellezza il mio weekend.
Stava vivendo il suo sogno e se n'è andato felice, facendo ciò che amava di più, purtroppo tradito dalla sorte proprio davanti al suo pubblico... Per via di un regolamento in questo caso perverso, resterà scritto che alla sua ultima gara, quella che gli è costata la vita proprio mentre stava cercando di vincere, è arrivato secondo. Assurdo!
Ciao Craig, buon viaggio a manetta spalancata.
Sull'argomento:
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WSS a Brands Hatch: la classifica finale della gara•
19/04/2003: Ciao DaijiroLo ricordano così:
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Jonathan Rea su www.johnnyrea.com•
I ragazzi della British SBK a Knockhill•
James Toseland a Brno•
Tommy Hill a Donington